Le tappe siciliane

E’ davvero bello rileggere i post di Correre ai confini.

E’ la prima volta che lo faccio, non li ho mai riletti. Quando li pubblicavamo non avevo tempo per farlo, perché appena fatto si passava subito alla prossima tappa; oppure, dopo la sospensione causa Covid-19, non ho mai pensato a rileggerli perché sono sempre stato proiettato sul futuro. Tuttavia, dopo 12 mesi esatti, sono vittima della fase “amarcord”. Come anche detto nel post precedente, tutto questo non è fine a se stesso, ha invece un senso importante: quello di dare a questa storia la dignità che merita, non per celebrare qualcuno, ma per ricordare qualcosa che ha lasciato un segno nella vita di tanti.

Le cose che mancano…

Rileggendo i post della prima settimana mi sembra incredibile come manchino molte di quelle cose che più mi sono rimaste dentro.

  • Da giorno 1 manca il senso di vittoria per essere sulla linea di partenza.
  • Da giorno 2 manca il grande sforzo fisico per la salita di Taormina e l’incredibile vicinanza spirituale con Giuseppe Intilisano, “compagno di salita”.
  • Da giorno 3 manca la relazione con Nancy Todaro, iniziata quasi come una formalita’ burocratica e conclusasi con un invito a casa, la presentazione della famiglia, un divano al calduccio per riposare ed anche un pacco di paste di mandorla (che tratterò come una sorta di doping per la mente e per il corpo, da usare solo nei momenti più difficili. Alla fine riuscirò a farle durare per tutto il viaggio!)
  • Da giorno 4 mancano le incontrollabili emozioni provate sul traghetto (aliscafo in verità) mentre lasciavo la Sicilia

Non penso che tutte queste cose manchino perché il mio cervello abbia deciso, a distanza di un anno, di amplificare questi ricordi a discapito di altri (attività che i nostri cervelli fanno di continuo a dire il vero). Sono sicuro che queste emozioni erano ben presenti e ben forti già quando le ho vissute, ma raccontare tutto per iscritto, per di più entro la giornata, non è mai stato facile. Riportare la cronaca delle giornate, i nomi delle persone, delle associazioni, dei B&B, dei bar, degli hotel, dei ristoranti, … prendeva già molto tempo e non volevamo rinunciarvi. Fare tutto questo ha richiesto una grande opera di registrazione, rielaborazione, gestione e collaborazione (un sentito ringraziamento a Marco Raitano). Ricordatevi inoltre che nessuno di noi del team aveva mai fatto una cosa simile!

… e quelle che ci sono

Sono però tante le cose che sono state raccontate, c’è la cronaca, ci sono le foto, ci sono i link (pochi), tutte cose che mi hanno permesso di rivivere anche le cose non scritte.

Emerge il supporto degli amici, di chi si è alzato molto presto, di chi ha fatto “servizio taxi” per portare a destinazione me e il bagaglio (Danilo Mirabile, Francesco Cazzaniga ed altri), di chi mi ha ospitato anche per un giorno in piu’ (Gregorio Russo) e di chi mi ha ospitato all’improvviso (Lorenzo Micalizzi).

Emerge anche il supporto degli sconosciuti, come quella ragazza (Simona Cotroneo) che mi avvicina in Aliscafo per darmi forza, mettersi a disposizione per una tappa futura e fare il tifo per me; come i due bar ed i Vigili del Fuoco che accettano di tenere la bici di Yan per la notte; come Tino Sciuto del Rotary che mi accompagna in bici; come Antonio Bommarito che mi mette un alloggio a disposizione e mi tiene compagnia prima di lasciare la Sicilia; come Nuccio Mascali che mi aiuta con le creme per i muscoli.

Credetemi, le liste potrebbero ancora continuare, perché tutto ciò che serviva per Correre ai confini è sempre stato fatto con la condivisione in mente. Ogni esigenza, ogni necessità, ogni problema era condiviso ed è diventata opportunità per qualcuno per dare il proprio contributo. Per questo era così importante (e difficile al contempo) fare la cronaca delle giornate, per questo sento che l’aspetto più straordinario ed unico di Correre ai confini sia stato proprio la condivisione, più che il gesto sportivo e la sfida logistica.

 

Giorno 2: 02 gennaio 2020

 

Giorno 3: 03 gennaio 2020

 

Giorno 4: 04 gennaio 2020